Sono molto soddisfatto !

Sono molto soddisfatto !
Sono molto soddisfatto ed orgoglioso di me stesso.
Sono molto soddisfatto ed orgoglioso di me stesso per aver completato uno dei trekking più duri che abbia mai fatto in vita mia. La salita verso la cima del vulcano indonesiano di Rinjani sull’isola di Lombok.
Tutto è incominciato sulla cima di un altro vulcano il Monte Bromo sull’isola di Giava dopo aver incontrato Alex dal Belgio e Sam dagli USA. Questi due giovani viaggiatori, con i quali ho trascorso poi buona parte del viaggio in Indonesia, mi hanno contagiato nell’intraprendere l’impresa, perché di questo si tratta, di risalire la cima di questo bellissimo vulcano.

Il Rinjani è un vulcano attivo dell’isola di Lombok in Indonesia. La sua altitudine di 3.726 metri sul livello del mare, il che lo rende il secondo vulcano più alto del paese, e la cima più elevata dell’isola.
La caldera di 8,5 km per 6 km contiene al suo interno un lago, il Segara Anak (posto a circa 2000 m sopra il livello del mare). La caldera si è formata nel 1257 a seguito di una delle esplosioni vulcaniche più forti che l’essere umano abbia mai visto.
La sua prima eruzione in epoca storica ha avuto luogo nel settembre 1847. La più recente è avvenuta il 1º ottobre 2004. Le eruzioni del 1994, 1995 e 1996, hanno formato un piccolo cono nel centro della caldera, il Gunung Baru (picco a circa 2.300 metri).
Il vulcano e il Segara Anak fanno parte di un parco nazionale istituito nel 1997.

Giorno I – 7:00 del mattino incomincia l’avventura
Prendiamo il traghetto che dall’isola di Gili Tawangan ci porterà sull’isola di Lombok dove un bus ci attende per trasportarci al villaggio di SEMBALUN (quota 1156 m), punto di partenza per le escursioni al vulcano. Arrivati, la guida locale ci presenta il programma che ci impegnerà per i prossimi 4 giorni-3 notti. Un check veloce alle attrezzature, e presentazione fra i vari membri della spedizione. Siamo Io, Sam, Alex, Oscar dagli USA, Viktoria e Sebastian Germania, una coppia di francesi, ed una ragazza della sud Corea. Al seguito avremo a nostra disposizione 2 guide locali e 3 portatori che trasporteranno per noi cibo, acqua, tende, sacchi a pelo e tutto il necessario per campeggiare nei diversi punti prestabiliti.
Sulle nostre spalle pesa uno zaino con solo il nostro abbigliamento, macchine fotografiche, acqua necessaria per la giornata, e ogni altro effetto personale che riteniamo essenziale per completare l’impresa. Sebbene consapevoli di abbandonare gli agi a cui siamo abituati come un letto morbido, un bagno, doccia siamo carichi e desiderosi di incominciare.
Ore 12:00 ci incamminiamo, obiettivo campo base 2639 m sulla punta nord del cratere.
La prima parte del percorso attraversa una steppa desolata coperta da erba alta e con radi alberi spelacchiati. Qui incontriamo altri escursionisti scendere dal cratere. Sono sporchi, stanchi e molto provati, la parola che tutti ripetono è “tough, really tough !” Non mi preoccupo e proseguo il cammino.
Incomincia la salita che diventa subito ripida, il terreno è secco e polveroso il panorama brullo. Alle 17:30 arriviamo sulla cima del cratere giusto in tempo per vedere il sole tramontare. La vista è mozzafiato, sotto di noi un tappeto di nuvole copre la vista ma ogni tanto si apre e lascia intravedere il lago all’interno della caldera. Alla nostra sinistra è visibile la cima della montagna, prossima tappa della escursione, residuo dell’esplosione del 1257. Le gambe iniziano a farsi sentire; Bene, niente di preoccupante. Cena frugale a base di mie goreng (riso con verdure e frittata on the top). Si fa scuro e la stellata è a dir poco meravigliosa. La luna è al primo quarto ed illumina la vetta che si trova proprio al di sotto della croce del sud. La via lattea è una pista scintillante e luminosa. Tutti a nanna.
Giorno II – 2:50 si parte alla volta della vetta
Ci alziamo velocemente mettiamo in bocca due toast e 4 biscotti, un tè caldo per scaldarci e nel cuore della notte accendiamo le torce ci vestiamo come si deve, fa molto freddo sebbene siamo prossimi all’equatore, l’altitudine si fa sentire. Dopo un breve tratto pianeggiante inizia la ripida salita. Il terreno è pazzesco. Camminiamo praticamente in canaloni scavati nella roccia friabile dall’acqua durante la stagione delle piogge , il fondo è costituito da 10-15 centimetri di polvere della consistenza del talco. Ogni passo solleva una nuvoletta ed il passaggio di tutti gli aspiranti scalatori crea una nuvola di questa polvere che ti entra dappertutto, ti si appiccica alla pelle sudata, ti entra nelle narici, si accumula sulle labbra e negli angoli degli occhi. In alcuni punti la pendenza è tale che mi aggrappo ai radi ciuffi di erba che trovo sugli angoli del canalone per avanzare. Il fiato si fa corto e il battito del cuore aumenta si inizia a sentire l’effetto dell’altitudine. Mi lascio dietro il resto del gruppo a parte Sam e Alex che oramai mi sono davanti di diversi minuti. Proseguo da solo è impossibile perdersi. Dopo parecchi sforzi raggiungo la parte pianeggiante che segna la metà del percorso. Camminiamo su di una cresta e sulla mia destra e sinistra scorgo il baratro. Non mi faccio impressionare dall’altezza e proseguo. Arrivo finalmente all’attacco finale. Adesso il terreno è ancora peggiore del primo tratto. È costituito da uno strato spesso di ghiaia grossolana. I piedi affondano e scivolano all’indietro. Faccio 3 passi e il terreno mi porta indietro di 2. Mi sembra di camminare su di un tapis roulant. Per poter avanzare sono costretto a fare passi da gigante cercando di calpestare i massi più grossi e solidi per impedire la ridiscesa all’indietro. Questo mi costringe a prendermi parecchie pause per fermare il cuore che batte come se volesse uscire dal torace. Come se non bastasse i maledetti sassolini mi entrano dovunque e ogni 20 minuti mi devo fermare e rimuoverli dalle scarpe. Durante le numerose pause mi fermo ad osservare il cielo stellato e perdo il conto delle stelle cadenti che riesco a scorgere. Sono oramai le 6:00 del mattino è da più di 3 ore che cammino e 4 ore che non mangio. Mi accorgo di non avere più energie, è da troppo tempo che non mangio e la colazione è stata veramente frugale e scarsa. Mi fermo, frugo nel mio zaino e trovo una confezione di mentine al gusto pesca comprata in Giappone. Nelle poche parole in inglese leggo “solo 25 Kcalorie a confetto” faccio un rapido conto sulle calorie necessarie per completare l’impresa e ne raccolgo una ventina nella mano e le mastico e butto giù come fossero medicine. Non ricordavo di averle ancora con me ma adesso realizzo il motivo, il sapore è disgustoso ma comunque sono sempre calorie sebbene sugarless. Oddio sugarless ! Da un cassetto della memoria estraggo che l’abuso dei prodotti sugarless possono avere effetti lassativi. Speriamo bene … non vorrei farmela addosso a più di 3000 m di quota. Rido fra me e me e proseguo. Ore 6:30 inizia ad albeggiare,il cielo sotto di me si tinge di arancione e rosso, sono in ritardo dannazione ma non riesco a procedere più velocemente. Mi fermo estraggo la macchina fotografica e scatto alcune foto del panorama mozzafiato. Prendo fiato. Altri dietro di me sapendo di essere in ritardo si fermano e decidono di godersi lo spettacolo da quel punto rinunciando di salire sulla vetta. Anche a me sale il pensiero di rinunciare ma la mia mente vola verso un messaggio del Dalai Lama appeso in una parete di un albergo che mi ha ospitato diversi mesi fa a Jaisalmer in Rajastan India “Never Give Up”. Mi rimetto in moto e ripeto dentro di me questa frase come un mantra …
Never Give Up
Never Give Up
Never Give Up
Never Give Up
Gli ultimi 300 metri sono praticamente un muro di ghiaia ed impiegherò quasi un’ora per farlo. A pochi passi dalla vetta incrocio Sam ed Alex che avendo goduto il sorgere del sole ridiscendono. Non mi scoraggio e proseguo. Finalmente alle 7:10 dopo 4 ore e 20 minuti raggiungo la vetta. La vista è incredibile. Sotto di me vedo il lago con in mezzo la nuova cima del vulcano, ad nord est scorgo la vetta del vulcano dell’isola di Bali. Tutto attorno vedo il mare che circonda l’isola di lombok. Ad ovest il sole proietta l’ombra della montagna su di un tappeto di nuvole bianche come la neve. Prendo fiato, bevo avidamente acqua dalla mia borraccia e ancora affamato come un lupo siberiano mi aggiro fra i pochi ritardatari sulla vetta per elemosinare qualche biscotto o cioccolato neanche fossi un cane randagio. Riesco a raccattare 4 biscotti wafer da alcuni indonesiani e mezza barretta di cioccolato da un giapponese. Contento come un bambino al parco giochi inizio la discesa che si preannuncia impegnativa come la salita. La discesa su questo terreno mi ricorda quando con gli scarponi ai piedi scendevo dalle piste da sci sulla neve fresca. Saltello e lascio scivolare un piede alla volta fintanto che il peso della ghiaia a valle non ferma la mia discesa. Procedo così abbastanza speditamente. Dopo 3 ore torno al campo base dove i portatori hanno preparato la colazione. La divoro in 4 secondi e crollo al terreno esausto. Dopo essermi ripreso ci scambiamo le opinioni e i racconti sulla bellezza che abbiamo visto e sulla fatica che abbiamo patito. Scopro che del gruppo di 9 persone solo io, Sam, Alex e Oscar abbiamo raggiunto la vetta. La ragazza della copia francese ha avuto dei problemi al ginocchio, Viktoria e Sebastian poco dietro di me hanno deciso di rinunciare visto il ritardo rispetto al sorgere del sole, la ragazza Coreana non è neanche partita.
Ma non è finita per oggi, si deve scendere dentro al cratere per raggiungere il secondo campo base sulle rive del lago a 2000 m di quota. La discesa è ripidissima e pericolosa ma per fortuna il terreno è meno sciolto ed è costituito da grossi massi. Sebbene stanco dalla recente conquista della vetta mi sforzo di mantenere il livello di attenzione tale da non farmi perdere l’equilibrio e precipitare addosso alle persone che mi stanno davanti o peggio cadere a vale. Dopo 2 ore estenuanti arriviamo alle rive del lago. Guardo ogni tanto la cima della montagna con soddisfazione e mi compiaccio con me stesso. Le acque dolci del lago sono coronate da montagne nere e brulle ed al centro di esso sorge il nuovo cratere fumante del vulcano. La configurazione di questo vulcano un poco mi ricorda quando mia mamma prepara la sfoglia dove su di una montagnola di farina scava la fontanella per riporvi le uova e i vari condimenti. Il tempo di pranzare ed ci catapultiamo tutti quanti verso la sorgente termale poco distante. Una cascata di acqua termale ad una temperatura perfetta di 42 C crea delle piscine naturali e i miei poveri muscoli e membra si ricaricano per 2 ore buone in queste acque. Mi stupisco della perfezione di questo vulcano a volerlo progettare non si sarebbe potuto fare di meglio, Montagna da scalare, caldera in cui entrare, lago all’interno della caldera, nuovo cratere a bagno nel lago, sorgente termale dove allentare muscoli e tendini dopo gli sforzi della scalata. Torniamo al campo che i portatori hanno già montato le tende, pescato un quantitativo impressionate di pesce nel lago, fritto lo stesso pesce e preparato il resto della cena. Una delle cene più buone e meritate della mia vita. È giunta l’ora di andare a letto entro nella mia tenda mi imbusto nel mio sacco a pelo mi appoggio al terreno e cado in un profondo sonno senza sogni. Che giornata ragazzi !
Giorno III – 7:00 del mattino è ora di tornare
Al risveglio le gamme mi sembrano due tronchi di sequoia, duri e doloranti dalla discesa di 1700 m di dislivello fatta il giorno precedente. Facciamo colazione e smontiamo il campo, dobbiamo risalire la cima del cratere per ridiscendere dalla parte opposta. La salita è altrettanto impegnativa della discesa ma il morale è alto il gruppo si è snellito, molti sono ridiscesi dalla stessa parte del cratere. Dopo 2 ore siamo sulla vetta a 2641 m e da questo lato del cratere il panorama è ancora più bello di quello visto sul campo base precedente. Un piccolo snack e scendiamo verso la postazione 2. Il primo tratto è terribile come lo è stato per salire sul Rinjani polveroso e talcoso. Si fanno qualche scivolone. Ma poco dopo entriamo in una foresta lussureggiante e coperta dal alberi antichissimi e bellissimi infestati di scimmie e uccelli chiassosi e multicolore. Arriviamo alla postazione 2 a 1500 m di quota nel mezzo della giungla piantiamole tende e accendiamo il fuoco.

Giorno IV – 7:00 la spedizione torna a casa
Alle ore 8 smontiamo il campo e scendiamo agilmente, se così si può dire con le gambe completamente in acido lattico, verso il villaggio di SENARU a 900 m di quota dove un bus ci attende per portarci a kuta Lombok spiaggia a sud dell’isola di Lombok. Non prima però di gustarci la prima meritata birra dopo 4 giorni di fatica, sudore, sporcizia e privazioni.

Ricorderò per sempre questi 4 giorni. Ho gli occhi pieni di bellezza, la mente sgombra da ogni cattivo pensiero come il cielo limpido che ho potuto ammirare, ed il mio ego vola a quota 3726 metri. La fatica è un lontano ricordo, anche se le gambe continuano a dolermi sebbene passati 3 giorni, resta la consapevolezza di aver spostato il mio limite mentale e fisico una tacca più in alto e questo mi riempie di coraggio e di speranza.

P.S.
Conteggio delle ferite;
n.3 bolle sotto ai piedi
n.1 dito mignolo del piede sinistro escoriato fino alla carne per la frizione con l’interno della scarpa
n. 1 scottatura indice sinistro nel tentativo di accendere il fuoco con un pezzo di liana
n. 1 escoriazione inguinale causata dalla frizione delle gambe fra gli zebedei, tutto peggiorato dalla polvere e talco che è riuscito ad arrivare fino alle zone intime
n. 1 taglio sulla mano destra cercando di spezzare un ramo per fare legna
n. 1 livido sul fianco causato da non so quale delle tante cadute sul ghiaione

Soddisfatto di averlo fatto ? SI
Lo rifaresti di nuovo ? NEANCHE MORTO !

 

Evviva ARRIVATO

Evviva ARRIVATO

Nella giungla

Nella giungla

Sentiero nella giungla

Sentiero nella giungla

Macaco

Macaco

Sulla cima del cratere al rientro da sinistra Sam, Agun, Alex, Io

Sulla cima del cratere al rientro
da sinistra Sam, Agun, Alex, Io

Sunrise Rinjani mountain

Sunrise Rinjani mountain

Si sale verso la vetta del cratere

Si sale verso la vetta del cratere

io che salgo

io che salgo

Io che scendo

Io che scendo

Terme dentro al cratere

Terme dentro al cratere

Io nella giungla

Io nella giungla

Io che fingo di aiutare un portatore

Io che fingo di aiutare un portatore

ARRIVATO

ARRIVATO

Bacio la terra come il papa

Bacio la terra come il papa

la prima birra dopo 4 giorni Io e Alex

la prima birra dopo 4 giorni Io e Alex

La vista della caldera con la nuova cima del vulcano

La vista della caldera con la nuova cima del vulcano

Sulla cima nord ovest del cratere

Sulla cima nord ovest del cratere

vabbè pure io faccio il saltino

vabbè pure io faccio il saltino

Strong

Strong

ieri ero li

ieri ero li

Io

Io

panorama sul lago

panorama sul lago

Sam Alex ed io

Sam Alex ed io

La nuova cima del vulcano dopo l'esplosione del 1257

La nuova cima del vulcano dopo l’esplosione del 1257

Nubi dentro alla caldera

Nubi dentro alla caldera

pesce fritto gnammi gnammi

pesce fritto gnammi gnammi

Il portatore Reno pescatore

Il portatore Reno pescatore

Campo a bordo lago

Campo a bordo lago

Si pesca

Si pesca

Al mattino ancora si pesca

Al mattino ancora si pesca

Frittura

Frittura

terme che goduria

terme che goduria

dalla cima del Rinjani vista sulla caldera

dalla cima del Rinjani vista sulla caldera

SULLA VETTA

SULLA VETTA

Vista sulla caldera

Vista sulla caldera

SULLA VETTA

SULLA VETTA

ce l'ho fatta

ce l’ho fatta

i 300 metri più duri della mia vita Poi il giapponese sulla destra però l'ho superato :-)

i 300 metri più duri della mia vita
Poi il giapponese sulla destra però l’ho superato 🙂

ombra del Rinjani sulle nubi

ombra del Rinjani sulle nubi

nuvole sotto di me

nuvole sotto di me

Campo base pronti per il giorno dopo per la vetta dietro di noi da sinistra Sam . Io ed Alex

Campo base pronti per il giorno dopo per la vetta dietro di noi
da sinistra Sam . Io ed Alex

campo base notte I

campo base notte I

Domani vado la ... forse

Domani vado la … forse

ce la posso fare...........faccio il gradasso

ce la posso fare………..faccio il gradasso