Post scriptum sul Myanmar

Mi sento il dovere di aggiungere queste righe in merito al Myanmar ed alla sua situazione politica.
Da diverse parti vecchi e nuovi amici mi hanno sollevano il fatto che non ho menzionato che questo stato è da anni sotto una dittatura militare. Come avrete capito cerco per quanto possibile di seguire una linea editoriale, mi perdoni Indro Montanelli nella tomba per l’uso di questa parola, apolitico e areligioso. Non per lavarmene le mani o per rendere la lettura più lieta e spensierata ma perchè il mio blog vuole raccontare quello che provo, vedo e sento e … a dire il vero a parte i numerosi posti di blocco e la reticenza a parlare di politica da parte dei birmani, da viaggiatore non ho avvertito questa pressione da parte dell’esercito.
Quando ero in India o in Nepal ho evitato di aggiungere commenti sui lati negativi che l’induismo si porta dietro adesso in Myanmar non ho volutamente menzionare la dittatura militare che affligge questo paese.
In Myanmar ho conosciuto persone a cui i militari hanno ucciso i genitori sotto gli occhi. E la persona che me raccontava lo faceva come se fosse una cosa naturale una avvenimento del fato. Ad ottobre vi saranno le elezioni e da quello che ho capito Aung San Suu Kyi vincerà facilmente. In quel momento sono certo che i militari, supportati dalla potenza cinese (che ha numerosi interessi economici sul paese) cercheranno di annullare questa votazione. Spero di sbagliarmi ma il Myanmar non ha finito di soffrire e lo attende un futuro incerto e bagnato di sangue. Spero proprio di sbagliarmi questa volta.