Never give up . Develop the heart.

Il mio arrivo a Jaisalmer, città fondata secoli fa nel mezzo del deserto ultimo baluardo indiano lungo la via della seta, è stato benedetto da un saluto a dir poco inatteso.
Prendo possesso della camera e come ripongo i miei bagagli vedo sulla parete uno stendardo che riporta le parole pronunciate dal Dalai Lama che vedete.
La leggo una volta.
La rileggo una seconda volta ed una terza.
Più la rilego e più mi convinco che il Dalai Lama abbia detto quelle parole, qualcuno le abbia trascritte su questo stendardo, un altro abbia acquistato il cencio e abbia deciso di appenderlo nella camera che un giorno lontano avrebbe ospitato proprio me. Il messaggio sembra indirizzato a me che troppo a lungo ho usato la mia mente invece del mio cuore, che molte … troppe volte ho lasciato perdere perché spaventato o troppo preoccupato delle conseguenze. Cercherò di ricordare sempre queste parole e di metterle in pratica.
Comunque ad una settimana dall’inizio del mio viaggio inizio a mettere a fuoco cosa l’India sta cercando di insegnarmi. Riconosco fino ad ora due insegnamenti.
La perfezione: Fino ad oggi ho ricercato e sono stato sempre proteso in qualsiasi attività facessi od eseguissi verso la perfezione. Sul lavoro, nei rapporti con gli amici, nelle relazioni sentimentali, nelle relazioni familiari. Bene l’India è tutt’altro che perfetta e me lo mostra a volte anche in modo violento. Con la sua povertà, il suo traffico, la commistione fra bestie, uomini, veicoli, le disparità sociali organizzate metodicamente in caste tuttora esistenti. Sebbene questo, le persone sono molto più felici di quanto non lo sia stato io per la maggior parte della vita. Cercare la perfezione è l’anticamera della infelicità. La perfezione non è raggiungibile su questa terra quindi cercare di agognarla significa avere la certezza del fallimento con la conseguente delusione che ne deriva.
Ossessione occidentale del tempo: Sin da subito ho capito che il tempo (una delle 4 dimensioni che definiscono il nostro universo) non ha lo stesso valore in India che nel resto del mondo. Alcuni esempi. Entrando in qualsiasi palazzo storico non vedrete riportato da nessuna parte la data di costruzione, se chiederete ad un indiano la data di nascita o morte di un Raja o altro regnante risponderà laconico “molto molto tempo fa” (ormai ho rinunciato di porre queste domande a Shashi), se date un appuntamento ad un indiano preparatevi ad aspettare mediamente anche più di un’ ora (all’inizio questo mi urtava parecchio adesso ho imparato ad attrezzarmi portandomi il mio libro da leggere o meglio ancora facendo due chiacchiere con chi passa). In una società in cui si crede che ad ogni morte ne sussegue una incarnazione il concetto di inizio e di fine assume tutto un altro significato. La fine non è mai una cosa definitiva così come l’inizio non è mai un evento miracoloso. Abbandonarsi a questa “concezione indiana” del tempo permette di vivere la vita con una leggerezza a me impensabile. Di come poi sia possibile trasmigrare questa concezione nella vita occidentale non mi è dato sapere, oppure è una lezione ancora devo seguire e sperimentare.
Never give up . Develop the heart.