Ho incontrato la reincarnazione di un Re

Topo biancoA pochi chilometri di distanza da Bikaner esiste un tempio Indu.
Il tempio in se stesso è poco significativo e a dire il vero neanche tanto bello ma c’è qualcosa di assolutamente unico al mondo.
Bene, gli abitanti di Bikaner credono che tutti i loro discendenti, o almeno buona parte di essi si reincarnino in un ratto, e che tutti questi ratti vivano proprio in questo tempio.
Adesso, non credo di dover spiegare le complesse credenze Indu sulla reincarnazione, non ne avrei il tempo, ma a quanto pare loro credono fortemente in questo a tal punto da accudire i loro avi, sotto forma di roditori, in questo tempio, accudendoli, sfamandoli, dissetandoli ecc.
Aggiungo che è così stretto il legame tra gli avi reincarnati con gli abitanti della città che le giovani copie appena sposate, prima di consumare la prima notte, si recano in questo luogo a portare omaggi e pietanze agli amati ratti.
Nel caso in cui la giovane coppia abbia la fortuna di incontrare nel tempio un raro topo albino l’unione sarà addirittura benedetta dalla fortuna e dagli dei, difatti le creaturine albine sono a loro avviso la reincarnazione di antichi re o regnanti.

Adesso io non potevo farmi mancare questa esperienza e mi sono fatto portare da Shashi, il mio fido autista e guida del Rajhastan, proprio alle porte del tempio.
Chiaramente come tutti i templi indu bisogna rimuovere le scarpe, pagare la solita gabella (in quanto turista occidentale è una forma di tassa che oramai ho imparato a pagare di buon grado e poi solitamente si tratta di poche rupie), e mi hanno dato dei copri calzini che in seguito si dimostreranno fondamentali.
Entro nel tempio e già nel patio antistante vedo uno scorrazzare libero e allegro di roditori indaffarati a zampettare fra le gambe dei fedeli. L’odore che il mio naso immediatamente percepisce è un misto fra incenso ed escrementi di ratto difatti tutto il pavimento è ricoperto di escrementi liberamente lasciato dagli animali. Cammino dileguato cercando di evitare le traiettorie dei veloci topi e facendo slalom fra gli ammassi più consistenti di escrementi (probabilmente se qualcuno mi avesse osservato probabilmente avrebbe creduto che il campo li attorno fosse stato minato, e si può ben dire che lo era).
Mi avvicino ad un agglomerato di roditori indaffarati ad abbeverarsi.
All’improvviso metto a fuoco un roditore di colore bianco e senza pensarci lo inizio a fotografare chinandomi il più possibile alla sua altezza.
Alcuni religiosi indiani attorno a me vedendo le mie riprese ed anche loro mettono a fuoco l’antico regnante sotto forma di topo. Tutti eccitati, loro !, iniziano a scattare foto al sorcio bianco.
Io mi dileguo ma di li a poco questi stessi, soddisfatti di aver immortalato il nobile parente, iniziano a chiedermi di fare una foto con loro in memoria del fenomenale incontro. Bene, non credo di essere stato così tanto fotografato in vita mia, è iniziata praticamente una processione di circa 30 fedeli che volevano un ricordo della persona a cui l’antico regnate della città è venuto a dare un saluto. Io fra l’imbarazzato e il divertito mi presto alla fotosession, a volte abbracciando giovani ragazzi, tenendo in braccio bambini, stringendo la mano di anziane in abiti coloranti.
Una volta che tutti i presenti si sono ritenuti soddisfatti riesco a raggiungere l’uscita, togliermi gli ormai sudici copricalzini, rimettermi le scarpe, e dirigermi verso l’auto non senza essere prima additato ancora da qualche religioso testimone dell’evento ancora eccitato nel raccontare ad amici e parenti l’occidentale che ha visto l’antico regnante.
Salgo in macchina e racconto il fatto a Shashi che mi ripete per l’ennesima volta “IN INDIA TUTTO PUO’ ACCADERE”, anche di incontrare un re sotto forma di ratto.