Due parole sul Giappone

So bene che due parole non possono descrivere questo paese ma confido nella mia capacità di sintesi e se il caso perdonatemi se divento prolisso.

Partiamo con ordine, l’arrivo dopo quasi 4 mesi di Asia (India, Nepal, Myanmar, Cambodia) è stato a dir poco stridente. Cominciando dal clima, direi che a parte il freddo Nepalese i primi mesi sono stati caratterizzati da caldo afoso, assenza di pioggia, umidità tropicale. Arrivato in Giappone mi ha accolto un caldo e tiepido tepore primaverile.C’era da aspettarselo Tokyo è più vicino all’equatore di Roma di qualche grado di latitudine. Il primo contatto è stato con il sistema di trasporto nazionale Giapponese che è a dir poco stupefacente. Treni , comodi, puliti, superveloci, puntuali, frequenti che formano una rete di trasporto fra le migliori sul pianeta. Non sono un amante del trasporto ferroviario in  patria ma qui mi sono goduto in pieno i brevi ma frequenti spostamenti su rotaia, credo di aver preso non meno di 15 treni durante la mia visita. Il lato negativo è che i costi di trasporto sono veramente alti un Tokyo – Kyoto può costare quasi 100 € ma avendo la mia cara,in tutti i sensi, JRP (Japanese Rail Pass) ho potuto scorrazzare su e giù liberamente senza pagare alcun biglietto. Cibo: Il mio palato oramai si era abituato ai cibi piccanti ed iper speziati qui in Giappone le mie papille gustative hanno potuto trovare pace con i condimenti e sapori delicati che la loro cucina ha da offrire. Comunicazione: prima del Giappone dovunque andassi è sempre stato facile trovare persone anche passanti che parlassero un buon inglese quindi la comunicazione non è mai stato un problema. In Giappone l’inglese è veramente poco diffuso, direi anche meno dell’Italia. Questo ritengo sia dovuto principalmente ad una difficoltà tecnica, il giapponese è una lingua veramente povera di suoni e quindi imparare l’inglese per loro è estremamente difficile, in secondo luogo la loro indole timida e perfezionista li fa desistere a comunicare in un’altra lingua persino quando l’inglese del mio interlocutore si dimostrava migliore del mio. Servizi Igienici: in India l’ho fatta in posti che non potete immaginare, qui praticamente dovunque, in Hotel, sui treni, nei parchi pubblici, sono dotati di “troni spaziali”. Sul tuo trono puoi regolare TUTTO, la temperatura della ciambella della seduta, la musica di sottofondo (suoni della natura, musica), l’intensità del getto pulente, la temperatura dell’acqua del getto pulente, le diverse opzioni del getto per il bidet femminile ( si ho provato anche quello sebbene maschio e i miei genitali ne saranno sempre grati per questo). Insomma fra le numerose cose che mi mancheranno di questo paese sicuramente i bagni occupano una delle prime posizioni. I Giapponesi: che fatica descrivere le impressioni e quello che ho compreso e appreso di questo popolo, generalizzando si può dire che sono timidi, riservati, estremamente cortesi e se gli si concede l’opportunità anche curiosi e desiderosi di comunicare con lo straniero, laboriosi, orgogliosi, misogini, precisi, gattofili e amanti degli animali in generale, e tanto altro. Sembra che ogni giapponese sin dalla nascita sia programmato per eseguire il suo futuro compito alla perfezione, sia che faccia un tè, giardinaggio, lavoro, ecc. Con la stessa intensità e precisione ogni componente della società porta il suo contributo dal netturbino al super manager, consapevole che il lavoro di ogni uno porta all’eccellenza del tutto. I Giapponesi più di qualsiasi altro paese che ho visitato sono stati in grado di organizzare una società e di eccellere come sistema non come singolo. Esattamente il contrario dell’Italia che con i suoi egoismi, lobbismi, è in grado di produrre in rari casi eccellenze ma il più delle volte porta a inefficienze e malfunzionamenti. Quindi da turista mi sono veramente goduto la pulizia, l’organizzazione di questo paese. Però, e c’è sempre un però, credo che questa società “perfetta” si perda qualche sfaccettatura dell’essere umano. Sicuramente sono privi della capacità di arrangiarsi e improvvisare cosa in cui noi italiani eccelliamo.

Esempio n. 1 – Avevo necessità di stampare alcuni documenti,mi trovavo a Nara e con difficoltà trovo un internet point. Spiego le mie richieste al ragazzo e in qualche modo mi faccio capire in quanto il suo inglese era veramente pessimo. Vedo e capisco che la mia richiesta lo lascia perplesso, capisco che nessuno mai gli aveva chiesto di stampare dei documenti senza affittare il tempo di 1 pc. Lo tolgo dall’imbarazzo e gli dico che pagherò la tariffa minimo di noleggio mezzora, pur di stampare i miei benedetti fogli. Iniziamo a stampare e alla seconda pagina la grossa stampante rimane senza inchiostro nero. Panico ! Il ragazzo si consulta con la collega che inizia a chiamare non so chi parlando in giapponese spiegando non so cosa. mi godo allibito lo spettacolo e quando ho ritenuto di aver atteso abbastanza apro la copiatrice estraggo la cartuccia del nero, la scechero la reinserisco e come per magia la macchina sputa gli ultimi due fogli. tutto sotto gli occhi perplessi e preoccupati dei due. Se era per loro ero ancora li a capire dove trovare la cartuccia nuova e come sostituirla !

Esempio n. 2 – Terme di Beppu spogliatoio. vedo un Giapponese entrare e cercare l’armadietto corrispondente alla chiave consegnata all’ingresso. cerca. cerca. cerca ma non trova il suo armadio. chiama la reception che subito arriva e gli mostra il suo armadietto che guarda caso aveva il numero cancellato. cosa c’è di strano direte voi ? niente se non che tutti gli armadietti erano numerati , a parte uno, e istallati consecutivamente, quindi era veramente facile intuire quale fosse l’armadio corrispondente e sono certo che chiunque di voi prima di disturbare la reception avrebbe fatto una prova di aprire l’armadio incognito con la chiave in possesso. Ma forse sto leggendo i suoi comportamenti con gli occhi di un Italiano, forse per un giapponese ha fatto bene a sollevare il problema del sistema e guarda caso dopo neanche 3 minuti un addetto dello staff ha provveduto a scrivere sopra all’incognito armadio il numero esatto !

Quindi sicuramente è bello vedere e vivere per un periodo limitato di tempo in un paese così organizzato schematizzato, ma credo che viverci, lavorarci non sia proprio così idilliaco.

Abbigliamento: Se c’è un paese veramente fashion victim sicuramente questo è il giappone. Non la francia o l’italia. Tutti si vestono in modo accurato e ricercato nei minimo dettagli. L’impiegato con giacca scura, camicia bianca e scarpa rigorosamente di cuoio, la versione femminile in tayer calza e scarpa tacco corto. Gli studenti indossano le loro divise, i ragazzi anche i più trasgressivi e seguaci della pop underground sebbene ad una prima occhiata sembrano spaventa passeri invece se guardi con attenzione noti che tutti i dettagli sono stati scelti e abbinati con premeditata cura. Insomma girare per il giappone io con le mie Tshirt mi sentivo uno straccione ! Un giapponese mi ha spiegato un poco questo conformismo nel vestirsi. Mi spiego in Italia/germania/inghilterra … puoi vedere sopratutto in una giornata primaverile persone girare in Tshirt e infradito come altre con il piumino. In giappone questo non accade. Tutti si vestono mediamente nello stesso modo e solo ad un certo momento quando inizia a fare troppo caldo tutti cambiano l’abbigliamento lasciando le giacche scure e le camicie per delle più comode ed estive polo. Alla mia domanda Ma chi decide quando questo deve accadere ? Come fanno tutti quanti a cambiare il guardaroba nello stesso momento ? Il mio interlocutore giapponese ha replicato. Semplice. Quando le scuole decidono di cambiare la divisa, da quella invernale a quella estiva (questo viene deciso dal loro ministero dell’istruzione) tutti quanti dal quel giorno, come sincronizzati cambiano i guardaroba.

Insomma il Giappone non è Asia e non è un paese occidentale ma è un pianeta a se stante immerso nelle acque del pacifico e nelle sue millenarie tradizioni.